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domenica 28 dicembre 2008

Le maschere


Le maschere bianche del teatro kabuki
rappresentano uno spettacolo, solo
i flauti ed il gong, danno voce alle movenze.

Una donna, senza maschera, irrompe nel proscenio,
il suono dei timpani segna il suo passo,
nella platea solo silenzio, all'improvviso

una voce, un sussurro che sembra un urlo.
Il tuo nome, solo il tuo nome, ma l'eco della sala
lo moltiplica per mille volte, e cento ancora..

non mi son saputo trattenere, l'ho detto,
ti ho chiamata, una volta, due volte, mille volte
in un solo sussurro, ho pronunciato il tuo nome

E dal fondo del palcoscenico, dietro l'orchestra, come dal coro, un'eco diversa, ti amo Ishsha, ti amo Ishsha, ti amo Ishsha.

son stati giorni...in cui ho desiderato veramente il silenzio, ecco il motivo dell'immagine scelta oggi...ed ho desiderato, il tuo silenzio, i tuoi puntini, le risposte dove tutto è scritto, come nel libro di Melquiades, e nessuno se ne rendeva conto, e Macondo vive, vive ancora, la natura lascia questo posto inalterato, ti rende omaggio, coi suoi silenzi, con le lacrime ed i sorrisi, lascia questo luogo a perenne omaggio, come un segno, come un sogno, come un piccolo grande Eden per te, costruito per te, Ishsha. Un luogo dove trovi la firma che conosci come tua.

Ti amo, Ishsha