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venerdì 23 maggio 2008

il silenzio

Un bimbo scendeva nella cantina, c'era la musica, spettatore del ritmo, ascoltatore sognante, si dondolava e cantava.
Radio accesa, (quando non c'è altro), che il rumore provenga dall'etere, dagli strumenti musicali, purchè mantenga il silenzio nella sua anima, copra il "dentro" ed i suoi rumori, le sensazioni, il suo dolore, le sue emozioni, i suoi affetti, coperti dal chiasso, di modo che siano custoditi in quello scantinato.
Nessuno dall'esterno ha avuto accesso ai suoi suoni, il dolore provato, lo choc della scomparsa, il trauma della perdita, il mimetismo, la tecnica per essere accettato in un mondo di adulti, il non-bambino costretto ad emulare i grandi per crescere.
Giochi da adulti, con adulti, per gli adulti, i suoi spazi all'infanzia ridotti allo stretto indispensabile, rapporti "malati" con gli altri bimbi, considerati "loro", anche nella condivisione di un banco, dello stesso essere orfani, mai "noi".
Diverso anche in questo, "loro" vivono con le madri, le sorelle ed i fratelli, il bambino vive con "altri", ha interessi che i suoi coetanei vivranno fra molti anni, cresce tacendo su questo, in fondo se non può essere bimbo, qualcosa deve pur diventare per non soccombere a sé stesso.
Quel bambino in grado di progettare, calcolare, pianificare, descrivere, raccontare, un bel giorno diventa un uomo, cambia per VIVERE, soffrire, gioire, amare, amarsi, amarti.
E la fobia del silenzio?, nell'assenza di rumore emergono i pensieri, non è ammissibile che accada ciò!, sino a che...l'anima, diventa "adulta", cambiando immagine, non più scantinato ma pentola a pressione, cambia il corso della vita.
Quella pentola a pressione, ora contiene qualcosa in ebollizione, sfiata, fischia, aprendola ci si può scoprire un minestrone con tanti ingredienti, arancione delle carote, verde del sedano, beige delle patate, rosso dei pomodori, rosso dell'amore, verde delle speranze, beige del lavoro, arancione del dolore, ed un liquido omogeneo chiamato vita.
Descrivere, quando il gesto dello scrivere diventa descrizione, muta da attività in azione cognitiva, "guardo le emozioni, le riconosco", voglio viverle!!!
Sento, "vedo", i tuoi pensieri galoppare, stanno collegando fatti e discorsi,stiamo guardando insieme dentro quel contenitore.
La voce del silenzio, la voce del cuore, quella musica sempre coperta, il suo vero viso, quel che ha sempre nascosto, per la paura di perdere, paura di perdersi nel rivelarsi, con la paura di conoscersi, oggi col cuore in mano, sceglie di rivelarsi, si presenta a te.
"Piacere, sono il bimbo nascosto, quello scantinato è pieno, svuotiamolo insieme", la voce del silenzio è diventata un rumore assordante, i clamori interni vogliono emergere, desiderano vedere la luce, sentire e farsi sentire.
Ritrovarmi a meditare nel silenzio assoluto, facendomi del male nel frugare le viscere, estirpare pezzo a pezzo le difese create, prendere ciò che trovo e metterlo in mostra, gioielli e miseria, infamia e nobiltà.
I cubi, usati per costruire le dighe a difesa del mio io nascosto, son pieni di me, devo aprirli uno dopo l'altro, scoperchiare quel vaso di Pandora, col coraggio di guardare agli sbagli commessi, senza cercare giustificazioni, cercando un futuro.
Spettatore per una vita, plasmato dall'esterno, professionista delle maschere, ora attore, salgo sul palcoscenico della vita senza indossare nessuna maschera, mi privo di quel posticcio, usato in mille occasioni, rinuncio al travestimento da camaleonte, ti racconto quella trasfigurazione che, non serve più.
Per te sono e sarò l'UOMO, Ishsha.