
il percorso iniziato in analisi, deve continuare, un giro di telefonate per capire, sapere le cose rimosse dalla memoria.
Un bambino va ad un funerale, tutti piangono, giorni dopo ritorna in quel posto misterioso, gli adulti guardano i lavori fatti, "qui c'è tuo papà", il bimbo dà un calcio alla tomba "levate questa pietra, voglio vedere il mio papà!", la pietra, immobile sigillo, non si muove.
Un senso d'impotenza s'impadronisce del piccolo, non è riuscito ad avere "nemmeno quello"!, non ha visto suo padre, ha conosciuto la sua fragilità, non sarà più il bambino "onnipotente" come gli altri, quel calcio sarà ripetuto mille volte e altrettante volte, il risultato sarà simile, quel calcio è il gesto di tutte le occasioni in cui sarà perdente.
E giochi e libri e ancora libri, nell'immenso gineceo, libri e parole, donne intorno a lui, libri, fumetti, lezioni ripetute a voce alta, "ascoltami, seguimi sul libro", e giù classici, letture per adulti, romanzi, autori di ogni epoca, perchè quei testi restano a disposizione, pieni di dotte spiegazioni, della voce femminile che li ha raccontati.
Tempo dopo, i libri ed i fumetti cominciano a dare i loro frutti, "cosa farai, per gli assassini di tuo padre?", "quando sarò grande mi vendicherò, scriverò un articolo sul giornale", e con questa frase, con questa promessa, è nato questo modo di scrivere.
Emozione, paura, affetto, amore, dolore...ancora affetto, in parole che superano il foglio ed il video, lasciare in ogni lettera una goccia di tutte queste cose, perchè derivano dai pensieri di un bimbo, dal giuramento fatto a chi gli ha voluto bene.
Frustate e carezze si alternano, baci, abbracci, frustate e ancora carezze, amplessi con un io emergente, conflittuale e cosciente della propria "impotenza", con la voglia di amare resa monca dai fatti della vita.
Ecco il bambino, frutto dell'amore, ecco l'adulto, frutto del suo vissuto e delle cose rimosse, l'uomo che analizza, cerca di spiegare, spiegarti e spiegarsi, dandosi e dandoti le ragioni e le chiavi di lettura.
Il monco lavora come se l'arto fosse ancora suo, oddio, quel bambino non è monco!!, il braccio si tende, esiste, abbraccia, il piccolo cresciuto sta conoscendo e riconoscendo l'amore, quello vero!, quell'amore verso te!, propaggine che non può essere tagliata, che cerca di usare per stringerti
Mettendo a nudo il passato, scavando oltre i giochi, oltre le risate, per portare alla luce cose nascoste, ho deciso di cancellare le difese create in tanti anni, ho deciso di lasciarti scegliere conoscendo i miei meandri, le mie storture, il mio buio, la mia luce.
Buio, luce, scegliendoti ho visto con te, la luce e la speranza, senza provocazione o ostentazione, la naturale bellezza della semplicità, l'accettarsi ed il migliorarsi, senza indossare paramenti diversi dall'anima, col cuore in mano.
Caffè solubile, zucchero, sudore, una mano stretta...tu, Ishsha.