mercoledì 4 giugno 2008

come ti ho vista..


Nella sala vuota troneggia un pianoforte a coda, nero, lucido, nessun rumore.
Si accendono i riflettori, entra la concertista, lo strumento viene aperto, mi, re, mi, re, mi, si, re, do, la sequenza iniziale di Per Elisa, le mani scorrono sulla tastiera veloci e morbide, senza guardare lo spartito.
Dalla platea il riflesso fa vedere le corde che si muovono ad ogni pigiare sui tasti, una sinfonia inesauribile d'amore per un'inesausta voglia d'amore, mi chiedo, è lo strumento a suonare o la concertista a dargli vita?, strumento e concertista si fondono nei pensieri.
Prigioniera dei tuoi pensieri, ami, ami, ami, devi, puoi, vuoi essere amata, applausi a scena aperta, il piccolo spettatore alzandosi, grida, "ti voglio bene", mentre una lacrima scorre, appare un sorriso.



Cambia la musica, ecco la nuova sinfonia, senti l'applauso, senti l'affetto, ora il palco è pieno di fiori, il pianoforte è unito al flauto, è un aria sulla quarta corda, è l'apoteosi dell'amore, il crescendo che hai evocato, desiderato, visto, è tuo.
In piedi, raccogli l'ovazione, gli inchini verso la platea plaudente, i fiori continuano ad arrivare sul palco ed impallidire quando cadono ai tuoi piedi, basito il piccolo uomo dalle labbra bianche dice una sola parola, "grazie".
Ora, ti si avvicina, porgi le mani, le bacia, chinandosi, arrossendo, le bagna con le sue lacrime, solleva lo sguardo al tuo gesto del toccarlo sotto il mento, sussurra..per non essere sentito, le sue parole sono, "ti amo".
L'amplificazione è ancora accesa, il sussurro, attraverso il microfono, diventa musica, tutti sentono, sanno, sorridono, applaudono, arrossisci timida, porti lo spettatore sul palco e..dopo averne sollevato le mani, unisci le tue labbra alle sue, suggellando in quel gesto, lo spartito della vita.
Unisci le tue labbra alle mie, Ishsha, dirò ancora "grazie, amore", null'altro, per non levare agli sguardi la loro bellezza, per non distrarmi dal guardarti, per amarti in silenzio.


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