martedì 13 luglio 2010

Sonetto 71...alla donna amata


Più a lungo non piangermi, quando sarò morto,
del tempo che tu udrai la tetra lugubre campana
avvertire il mondo che io sono fuggito
da questo vile mondo ad abitare con i più vermi.

Anzi, se leggerai questi versi, non ricordare
la mano che li scrisse, perché io ti amo tanto
che dai tuoi dolci pensieri vorrei essere dimenticato,
se pensare a me allora dovesse addolorarti.

Oh se, dico, il tuo sguardo cadrà su questi versi,
quando io, forse, sarò mescolato con l'argilla,
non arrivar nemmeno a ripetere il povero mio nome,

ma lascia il tuo amore finire con la mia stessa vita;
perché il saggio mondo non guardi dentro al tuo lamento
e non ti schernisca per me dopo che me ne sarò andato.


Il bardo ha scritto queste ricche righe, te ne faccio dono, te le regalo al solo scopo di prendere su di me il dolore, la rabbia, e lasciar qui il sorriso ed il forte abbraccio che, in questo momento, ti sto donando...con tutto me stesso, Ishsha

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