potrei chiudere qui, con le parole che hai appena letto,
mi manchi veramente Ishsha, so quanto stai vivendo,
so quanto sia difficile cambiare tutto ed io....
ed io mi sento impotente a non poterti dare il mio sangue
se questo servisse a farti vivere meglio.
In questi giorni è riapparso un personaggio del mio passato,
una di quelle figure di cui si parla in scena che appare
solo quando si verifica il coup de theatre e cerca
invano di riavvolgere la trama, facendo apparire spettri.
Spettri che appartengono ad un gioco che senso non ha più,
fantasmi senza ombra o colore, senza amore, solo
esclusivamente tanto schifo e tanta pietà.
Maschere, maschere indossate mille volte in modo diverso
per apparire più, di fronte a chi, come me, del più non sa che farsene.
Ora, ancora di più, non so che farmene di giochi
con nomi improbabili, impronunciabili nella loro realtà,
preferisco quella mano che ho stretto, quel sorriso semplice,
quella fresca maturità di donna che sa cosa vuole
ed è disposta a pagare ogni prezzo per ottenerlo,
quella creatura che ha rivolto il suo sguardo su di me,
uomo dal futuro incerto ma, che può dire a tutto il mondo
"io voglio bene a Ishsha", sapendo di dire il vero
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